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Riciclo e riuso di vestiti: la soluzione al problema fast fashion?


Considerato che con il trionfo della moda fast fashion la durata media di un capo di abbigliamento si è molto accorciata, sia per la bassa qualità dei tessuti, sia per l’abitudine a buttare via e comprare cose nuove di continuo, negli ultimi 10 anni la mole di rifiuti tessili pro capite è più che raddoppiata e ha significato montagne di vestiti nelle discariche e negli inceneritori.
Riciclo e riuso di vestiti: la soluzione al problema fast fashion?

di Minima Shop

September 23, 2020


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Riciclo e riuso di vestiti: la soluzione al problema fast fashion?


Considerato che con il trionfo della moda fast fashion la durata media di un capo di abbigliamento si è molto accorciata, sia per la bassa qualità dei tessuti, sia per l’abitudine a buttare via e comprare cose nuove di continuo, negli ultimi 10 anni la mole di rifiuti tessili pro capite è più che raddoppiata e ha significato montagne di vestiti nelle discariche e negli inceneritori.

di Minima Shop

September 23, 2020


Riciclo e riuso di vestiti: la soluzione al problema fast fashion?

A livello globale meno dell’1% dei vestiti viene riciclato, cioè viene utilizzato per creare altri prodotti tessili, come mai?

I vestiti che indossiamo sono composti di un mix di filati naturali, fibre sintetiche, tinture e accessori di materiali vari. Sono molto difficili da separare in ogni componente in modo che possano essere efficacemente riciclati:

- il riciclo meccanico prevede che i tessuti siano triturati per trasformarli in fibre di lunghezza inferiore che non vanno più bene per fare vestiti ma vengono usate per l'isolamento termico, la moquette, gli stracci o nell'industria edile.

- il riciclo chimico, che permette ad esempio di ricavare poliestere e nylon, è un processo ancora molto complesso che rende i filati finali molto costosi e per questo non è diffuso.

E il riuso funziona?

In Italia la raccolta di abiti usati è ancora bassa a fronte di una produzione di rifiuti tessili pro capite molto elevata, e andrebbe quindi incentivata così da ridurre l’impatto ecologico dei vestiti che finiscono nella pattumiera indifferenziata e quindi in discarica o inceneritore.

Dei vestiti che mettiamo nella raccolta differenziata (in Italia i cassoni gialli presenti sulle strade di tante città, attenzione a distinguere quelli leciti autorizzati dal comune da quelli abusivi, controllando sempre che siano indicati i recapiti telefonici e il sito web dell’azienda, l’indirizzo fisico della società e la finalità dell’iniziativa) arrivano in parte alle cooperative o associazioni che distribuiscono ai bisognosi o rivendono nei propri negozi per raccogliere fondi, in parte sono gestiti da aziende che esportano all’estero, in Africa o paesi dell’est Europa.

Il problema è che i paesi importatori sono ormai sommersi dal volume di indumenti che ricevono, la qualità è anche bassa, quindi la maggior parte della merce, che ha un alto potere inquinante, va a finire nelle loro discariche. C'è poi la questione dell'interferenza di questo mercato dell'usato con le industrie di abbigliamento locali che infatti sono quasi scomparse in molti paesi africani.

Sembra chiaro quindi che, allo stato attuale delle cose, il riciclo e riuso aiutano a risparmiare emissioni e spreco di risorse, oltre a finanziare progetti sociali, ma non possono risolvere il problema della sovrapproduzione di abiti.

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