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Minima Blog

Perché la plastica è un problema?


La questione dell'inquinamento da plastica è l’emblema assoluto della problematicità dell’attuale modo di produrre, consumare e smaltire i prodotti.
Perché la plastica è un problema?

di Minima Shop

April 27, 2020


Minima Blog

Perché la plastica è un problema?


La questione dell'inquinamento da plastica è l’emblema assoluto della problematicità dell’attuale modo di produrre, consumare e smaltire i prodotti.

di Minima Shop

April 27, 2020


Perché la plastica è un problema?

Tutti i rifiuti sono un problema, si potrebbe dire che i rifiuti migliori sono quelli che non si producono. Alcuni rifiuti però sono peggiori di altri: i rifiuti di plastica.

Perché?

1. La plastica non si biodegrada

La plastica è prodotta per il 90% utilizzando materie fossili vergini, come petrolio e gas

È un materiale economico, versatile e soprattutto indistruttibile, per questo è diffusissimo e la sua produzione è in crescita continua, negli ultimi anni ha subito addirittura un’impennata: nel 2016 si è raggiunto il record di 335 milioni di tonnellate di plastica prodotta e si stima che questa cifra raddoppierà nei prossimi vent’anni. 

Ma la stessa caratteristica di indistruttibilità che ne ha decretato il successo, è al contempo la ragione della sua problematicità: la plastica non si biodegrada, rimane per centinaia di anni nell'ambiente prima di degradarsi.

2. La plastica è (ancora) difficile da riciclare

La produzione di plastica vergine resta di otto volte superiore a quella di plastica riciclata. Uno studio della Commissione europea che si riferisce all'anno 2016 ha infatti rivelato che in Europa si è riciclato solo il 31% della plastica. Di questo solo il 63% è stato riciclato in Europa, il resto esportato.

Il problema principale per il riciclaggio della plastica è la mancanza di impianti di riciclo adeguati: per poter riciclare bisogna avere una tecnologia capace di selezionare le diverse tipologie di plastica all'interno di un mucchio di plastiche.

Per ottenere un buon prodotto riciclato si deve partire da una materia prima "pura": ad esempio se si vuole ottenere una bottiglia di PET riciclata, si deve partire da una bottiglia fatta interamente in PET.

Questa tecnologia che seleziona e divide è costosa e ad oggi non conveniente perché non c'è richiesta di mercato per la plastica riciclata e perché la plastica vergine ha un costo inferiore.

Non c'è richiesta perché non c'è legge che dica che le aziende sono obbligate ad utilizzare plastica riciclata e non ci sono incentivi che spingano a investire nel riciclo, al contrario gli incentivi sono tutti per la termovalorizzazione: conviene di più bruciare (anche la plastica!) che riciclare.

E la mancanza di impianti di smaltimento della plastica è anche la ragione per cui molta di essa viene esportata in paesi come Thailandia, Malesia, Vietnam dove non esistono sistemi di raccolta differenziata e quindi non si hanno certezze su come come viene trattata. (La Cina ha chiuso le frontiere all'importazione della nostra plastica dal 2018).

Bicchieri monouso di plastica

3. La plastica inquina

La plastica quindi continua ad essere prodotta da fonti vergini e utilizzata per prodotti di largo consumo molto spesso progettati per essere utilizzati una sola volta e poi gettati via (plastica monouso). Non riusciamo a riciclarla correttamente e di per sé non si biodegrada.

Anche nei paesi come il nostro, dotati di raccolta differenziata, troppo spesso si abbandona nell'ambiente, per esempio dopo un pic-nic sulla spiaggia o in montagna, o la si butta impropriamente nel WC (assorbenti, tamponi, cotton fioc) o come abbiamo visto la si vende a paesi che non hanno la raccolta differenziata e non si sa come la trattano.

Se poi pensiamo ai paesi che stanno vivendo adesso uno sviluppo industriale e che la producono e consumano a ritmi occidentali senza però avere un sistema di riciclo adeguato, capiamo l'origine del problema.

Tutta questa plastica quindi, dove va a finire? 

Dappertutto. La plastica non trattata adeguatamente arriva ovunque spinta dai fiumi e dal vento.

Se ne sono trovate tracce nei ghiacci, nelle grandi fosse marine, fino a 10 km di profondità (fossa delle Marianne), nelle rocce, ad esempio alle isole Hawaii dove sono state individuate rocce definite plastiglomerato perché la plastica è presente e inserita al loro interno. A questo proposito alcuni scienziati hanno addirittura suggerito che la presenza di plastica nei sedimenti marini potrebbe essere usata dai geologi del futuro per datare l'inizio dell'Antropocene, la “Plastic age”.

Il problema più grosso al momento è però quello degli oceani e dei mari dove la plastica è la responsabile principale dell’inquinamento: l’esempio più tristemente famoso è la Great Pacific Garbage Patch, Grande isola di immondizia del Pacifico, un enorme agglomerato di spazzatura galleggiante, composto per lo più da plastica, situato nell’Oceano Pacifico.

4. Le microplastiche minacciano la vita dell’uomo e degli animali

I grandi pezzi di plastica, quasi tutti monouso, come sacchetti, filtri delle sigarette, palloncini, bottiglie, tappi, o cannucce feriscono, causano deformità e spesso la morte di animali, incluse specie protette e a rischio. Ma sono le microplastiche a minacciare ancora più specie, compreso l’uomo.

Tartaruga deformata a causa di un involucro di plastica per lattine

immagine di Stefan Leijon

Le microplastiche si chiamano così perché sono molto piccole, hanno infatti un diametro compreso in un intervallo di grandezza che va dai 330 micrometri e i 5 millimetri (il Mar Mediterraneo ne è il principale serbatoio con una concentrazione record di microplastiche, più delle isole di plastica oceaniche). 

Alcune microplastiche si formano direttamente in mare, in seguito alla degradazione di plastiche più grandi per effetto degli agenti atmosferici.

Altre sono prodotte specificamente dall’industria (si trovano nei  saponi, nelle creme, nei gel, nei dentifrici oppure sono generate dal lavaggio di fibre sintetiche di indumenti) e nel mare ci arrivano attraverso gli scarichi domestici o industriali.

Il problema dell’inquinamento da plastica non riguarda evidentemente solo l’ambiente marino, ma di riflesso anche l’organismo umano perché l’aria che respiriamo e l’acqua, di rubinetto e imbottigliata, che beviamo contengono microplastiche, così come gli alimenti che mangiamo (sono contaminati sale, miele, birra, e ovviamente i pesci, molluschi e crostacei e altri animali che ingeriscono le microplastiche e poi a loro volta finiscono purtroppo nei nostri piatti).

Se nulla cambia, nel 2050 nei nostri mari ci sarà più plastica che pesce: è un’emergenza globale al pari dei cambiamenti climatici.

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