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Minima Blog

Fast fashion, riciclo di vestiti ed economia circolare della moda


Che cosa sta facendo l'Europa per il problema fast fashion? Quali sono le soluzioni e le prospettive?

Fast fashion, riciclo di vestiti ed economia circolare della moda

di Minima Shop

April 20, 2021


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Fast fashion, riciclo di vestiti ed economia circolare della moda


Che cosa sta facendo l'Europa per il problema fast fashion? Quali sono le soluzioni e le prospettive?

di Minima Shop

April 20, 2021


Fast fashion, riciclo di vestiti ed economia circolare della moda

Il problema con la fast fashion

Anche quest'anno dal 19 al 25 aprile si tiene la Fashion Revolution Week, la settimana di iniziative dedicate alla sensibilizzazione ai problemi della fast fashion, in cui si chiede maggiore trasparenza ai brand di abbigliamento e pratiche più sostenibili per l'ambiente e per le persone.

In questo articolo avevamo messo a fuoco le criticità della fast fashion soprattutto dal punto di vista ambientale, in quanto la sovrapproduzione di abiti ha ripercussioni in termini di inquinamento e sfruttamento delle risorse non rinnovabili o limitate. 

Avevamo già anche visto come il riciclo di vestiti non sta funzionando: in Europa quasi il 90% dei rifiuti tessili finisce in discarica, inceneritore o mercati esteri per riuso a causa dei limiti tecnologici. 

La Fondazione Ellen MacArthur ha stimato che meno dell'1% dei rifiuti tessili vengono riciclati a livello globale.

Il problema del riciclo è un problema di selezione: i vestiti che indossiamo infatti sono composti di un mix di filati naturali, fibre sintetiche, tinture e accessori di materiali vari, sono molto difficili da separare in ogni componente in modo che possano essere efficacemente riciclati e quando si riesce a farlo i filati ottenuti sono costosi e non competitivi.

fast fashion

Che cosa sta facendo l'Europa per il problema fast fashion?

EPR responsabilità estesa del produttore

Sentiamo spesso parlare della direttiva UE 2019/904 sulla Plastica monouso che dovrebbe entrare in vigore entro il 3 luglio 2021 e che prevede tra le altre cose anche la responsabilità estesa del produttore, che significa che il produttore deve farsi carico dei costi delle misure di sensibilizzazione, dei costi di raccolta dei rifiuti plastici, del trasporto e del trattamento di tali rifiuti e dei costi di rimozione dei rifiuti dispersi.

L'EPR in Italia esiste anche per i RAEE ad esempio (decreto uno contro uno e uno contro zero) e per altri tipi di rifiuti.

Esiste una normativa generale sull'EPR ma nessuna applicazione sui rifiuti tessili, se ciò cambiasse darebbe sicuramente un grande impulso al settore e i produttori sarebbero stimolati a ricercare nuove soluzioni per il riciclo di vestiti.

La nuova norma sulla raccolta differenziata obbligatoria dei vestiti

Esiste una normativa europea emessa nel contesto del Piano di azione per l’Economia Circolare che prevede l'obbligatorietà della raccolta differenziata dei rifiuti tessili entro il 2025. L'italia ha anticipato l’obbligo della raccolta differenziata dei rifiuti tessili urbani al 1°gennaio 2022.

Oggi la raccolta differenziata dei vestiti avviene su base volontaria delle singole amministrazioni, molte poche. I vestiti usati vanno buttati nell'indifferenziata quasi ovunque.

La differenziazione dei vestiti avviene perlopiù grazie alla presenza dei cassoni gialli posti sulle strade, di proprietà delle cooperative o associazioni che distribuiscono ai bisognosi o rivendono nei propri negozi per raccogliere fondi, e che in parte sono gestiti da aziende che esportano all’estero, in Africa o paesi dell’est Europa (con tutte le criticità per le economie di questi paesi).

Nel momento in cui questa normativa entrerà in vigore, in Italia ci ritroveremo con tonnellate di rifiuti tessili a disposizione, salvati dalla discarica e dall'inceneritore, e allora cosa ne faremo? Bisognerà investire in tecnologie e piattaforme per riuscire a riciclare correttamente.

Economia circolare della moda

Tutte queste normative porteranno a grandi investimenti nella raccolta, nella selezione e nel riciclo di rifiuti tessili che avranno conseguenze sull'economia dei paesi e sulla diminuzione dell'inquinamento e dello sfruttamento di risorse limitate e non rinnovabili.

E sempre di più emergerà la necessità di agire a monte, sul design dei vestiti, perché essi possano essere riciclati e rimessi sul mercato facilmente.

Si tratta di applicare i principi dell'economia circolare anche al design della moda, come sostiene da anni la Ellen MacArthur Foundation che ha anche avviato un progetto specifico per la moda,  Make Fashion Circular.

L'idea è quella di mettere a punto linee guida per le case di moda affinché creino vestiti che durano di più, possano essere facilmente riciclati e siano quanto più realizzati a partire da risorse rinnovabili o riciclate.

L'esempio "The Jeans Redesign"

Wrangler, Banana Republic, Guess, Gap, Lee, H&M sono solo alcuni dei circa 50 marchi ad aver aderito al progetto The Jeans Redesign della Ellen MacArthur Foundation. 

A luglio 2019 la fondazione ha messo insieme più di 40 esperti nel settore jeans per sviluppare le linee guida di un progetto che mira ad essere il punto di partenza per rendere la produzione dei jeans più sostenibile secondo i principi dell'economia circolare:

- durevolezza: resistenza ad un minimo di 30 lavaggi in lavatrice e indicazione chiara in etichetta su come ridurre la frequenza di lavaggio oltre a temperatura di lavaggio e indicazioni sull'asciugatura.

- materiale sicuro per l'ambiente e per l'uomo: le fibre di cellulosa (ad esempio cotone, canapa, lyocell e viscosa) devono provenire da agricoltura rigenerativa, agricoltura biologica o di transizione; le sostanze chimiche usate devono essere conformi al livello 1, zero scarico, della lista MRSL delle sostanze proibite; non si possono usare permanganato di potassio, galvanotecnica, lavaggio con pietra pomice e sabbiatura

- riciclabilità: il 98% del jeans deve essere in fibre di cellulosa; gli inserti in metallo (rivetti) devono essere eliminati o ridotti al massimo; tutti gli accessori devono essere facilmente removibili

- tracciabilità: l'etichetta mostrerà chiaramente la composizione e le sostanze chimiche usate, il logo "jeans redesign" identificherà il prodotto come conforme al progetto

A marzo di quest'anno Tommy Hilfiger ha lanciato la sua prima collezione di Jeans riprogettati secondo queste linee guida.

Riusciremo anche in Italia a trovare soluzioni innovative?

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